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8:11
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Massa Carrara ha arrestato un macedone di 38anni, clandestino e senza fissa dimora, per sequestro di persona ai danni di due giovani donne, violenza sessuale, ricettazione e porto abusivo di arma da fuoco.Le indagini della squadra mobile sono partite dalla segnalazione di due prostitute che avevano denunciato che una loro “collega”, una rumena poco più che ventenne, era stata sequestrata da un uomo a bordo di un’autovettura.La ragazza riusciva a sottrarsi al suo sequestratore e con l’aiuto di un automobilista raggiungeva il posto di polizia dell’aeroporto di Verona e a chiedere aiuto.Ulteriori indagini, grazie anche alle indicazioni fornite dalla giovane donna, la quale precisava che durante le fasi del sequestro era stata anche oggetto di violenza sessuale da parte del suo aguzzino, portavano ad indirizzare i sospetti sul cittadino macedone, pluripregiudicato anche per reati specifici.La giovane donna precisava inoltre che durante le fasi del sequestro aveva potuto notare, insieme al suo aguzzino, anche un altro uomo ed una giovane donna risultata essere poi la figlia minorenne dell’arrestato.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Massa Carrara ha arrestato un macedone di 38anni, clandestino e senza fissa dimora, per sequestro di persona ai danni di due giovani donne, violenza sessuale, ricettazione e porto abusivo di arma da fuoco.Le indagini della squadra mobile sono partite dalla segnalazione di due prostitute che avevano denunciato che una loro “collega”, una rumena poco più che ventenne, era stata sequestrata da un uomo a bordo di un’autovettura.La ragazza riusciva a sottrarsi al suo sequestratore e con l’aiuto di un automobilista raggiungeva il posto di polizia dell’aeroporto di Verona e a chiedere aiuto.Ulteriori indagini, grazie anche alle indicazioni fornite dalla giovane donna, la quale precisava che durante le fasi del sequestro era stata anche oggetto di violenza sessuale da parte del suo aguzzino, portavano ad indirizzare i sospetti sul cittadino macedone, pluripregiudicato anche per reati specifici.La giovane donna precisava inoltre che durante le fasi del sequestro aveva potuto notare, insieme al suo aguzzino, anche un altro uomo ed una giovane donna risultata essere poi la figlia minorenne dell’arrestato.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Massa Carrara ha arrestato un macedone di 38anni, clandestino e senza fissa dimora, per sequestro di persona ai danni di due giovani donne, violenza sessuale, ricettazione e porto abusivo di arma da fuoco.Le indagini della squadra mobile sono partite dalla segnalazione di due prostitute che avevano denunciato che una loro “collega”, una rumena poco più che ventenne, era stata sequestrata da un uomo a bordo di un’autovettura.La ragazza riusciva a sottrarsi al suo sequestratore e con l’aiuto di un automobilista raggiungeva il posto di polizia dell’aeroporto di Verona e a chiedere aiuto.Ulteriori indagini, grazie anche alle indicazioni fornite dalla giovane donna, la quale precisava che durante le fasi del sequestro era stata anche oggetto di violenza sessuale da parte del suo aguzzino, portavano ad indirizzare i sospetti sul cittadino macedone, pluripregiudicato anche per reati specifici.La giovane donna precisava inoltre che durante le fasi del sequestro aveva potuto notare, insieme al suo aguzzino, anche un altro uomo ed una giovane donna risultata essere poi la figlia minorenne dell’arrestato.
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10:41
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Polizia di Stato
E’ in corso dalle prime ore di questa mattina a cura della Polizia di Stato Forlì-Cesena un’operazione di Polizia Giudiziaria di esecuzione di misure coercitive nei confronti di varie persone indagate per reati di associazione a delinquere, estorsione, violenza e minaccia a pubblico ufficiale.
Le operazioni sono condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Forlì-Cesena con il supporto degli omologhi uffici delle Questure di Ravenna e Rimini.
Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 15.30 presso la Questura di Forlì-Cesena.
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Polizia di Stato
E’ in corso dalle prime ore di questa mattina a cura della Polizia di Stato Forlì-Cesena un’operazione di Polizia Giudiziaria di esecuzione di misure coercitive nei confronti di varie persone indagate per reati di associazione a delinquere, estorsione, violenza e minaccia a pubblico ufficiale.
Le operazioni sono condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Forlì-Cesena con il supporto degli omologhi uffici delle Questure di Ravenna e Rimini.
Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 15.30 presso la Questura di Forlì-Cesena.
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Polizia di Stato
E’ in corso dalle prime ore di questa mattina a cura della Polizia di Stato Forlì-Cesena un’operazione di Polizia Giudiziaria di esecuzione di misure coercitive nei confronti di varie persone indagate per reati di associazione a delinquere, estorsione, violenza e minaccia a pubblico ufficiale.
Le operazioni sono condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Forlì-Cesena con il supporto degli omologhi uffici delle Questure di Ravenna e Rimini.
Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle ore 15.30 presso la Questura di Forlì-Cesena.
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9:41
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Bari ha fermato un uomo, ritenuto responsabile della sparatoria avvenuta l'altro ieri sera. L’uomo, affiliato contiguo al clan Diomede, attivo nel quartiere Carrassi di Bari e’ indagato per i reati di tentato omicidio, lesioni personali aggravate dall’uso delle armi, porto e detenzione di arma da fuoco. In meno di 24 ore gli investigatori hanno ricostruito le fasi del grave delitto, consumato sul lungomare di Bari in un orario di punta. Solo per caso la folle azione criminosa, conseguenza di una banale lite con un altro pregiudicato di Bari non ha avuto conseguenze piu’ gravi, benchè l’uomo abbia esploso diversi colpi d’arma da fuoco nei confronti del litigante sfuggito all’agguato. I proiettili hanno ferito alle gambe 2 donne di 32 e 28 anni che passeggiavano sul lungomare e che attualmente sono ricoverate presso il locale policlinico, rispettivamente con prognosi di 20 e 45 giorni. Ferito ad un polpaccio da un proiettile di rimbalzo con prognosi dei sanitari di 15 giorni anche il cognato del secondo pregiudicato, intervenuto per sedare la lite. Nonostante le numerose persone presenti sul luogo dell’evento, solo le vittime dell’agguato hanno fornito dichiarazioni testimoniali utili per la ricostruzione dei fatti.
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9:41
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Bari ha fermato un uomo, ritenuto responsabile della sparatoria avvenuta l'altro ieri sera. L’uomo, affiliato contiguo al clan Diomede, attivo nel quartiere Carrassi di Bari e’ indagato per i reati di tentato omicidio, lesioni personali aggravate dall’uso delle armi, porto e detenzione di arma da fuoco. In meno di 24 ore gli investigatori hanno ricostruito le fasi del grave delitto, consumato sul lungomare di Bari in un orario di punta. Solo per caso la folle azione criminosa, conseguenza di una banale lite con un altro pregiudicato di Bari non ha avuto conseguenze piu’ gravi, benchè l’uomo abbia esploso diversi colpi d’arma da fuoco nei confronti del litigante sfuggito all’agguato. I proiettili hanno ferito alle gambe 2 donne di 32 e 28 anni che passeggiavano sul lungomare e che attualmente sono ricoverate presso il locale policlinico, rispettivamente con prognosi di 20 e 45 giorni. Ferito ad un polpaccio da un proiettile di rimbalzo con prognosi dei sanitari di 15 giorni anche il cognato del secondo pregiudicato, intervenuto per sedare la lite. Nonostante le numerose persone presenti sul luogo dell’evento, solo le vittime dell’agguato hanno fornito dichiarazioni testimoniali utili per la ricostruzione dei fatti.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Bari ha fermato un uomo, ritenuto responsabile della sparatoria avvenuta l'altro ieri sera. L’uomo, affiliato contiguo al clan Diomede, attivo nel quartiere Carrassi di Bari e’ indagato per i reati di tentato omicidio, lesioni personali aggravate dall’uso delle armi, porto e detenzione di arma da fuoco. In meno di 24 ore gli investigatori hanno ricostruito le fasi del grave delitto, consumato sul lungomare di Bari in un orario di punta. Solo per caso la folle azione criminosa, conseguenza di una banale lite con un altro pregiudicato di Bari non ha avuto conseguenze piu’ gravi, benchè l’uomo abbia esploso diversi colpi d’arma da fuoco nei confronti del litigante sfuggito all’agguato. I proiettili hanno ferito alle gambe 2 donne di 32 e 28 anni che passeggiavano sul lungomare e che attualmente sono ricoverate presso il locale policlinico, rispettivamente con prognosi di 20 e 45 giorni. Ferito ad un polpaccio da un proiettile di rimbalzo con prognosi dei sanitari di 15 giorni anche il cognato del secondo pregiudicato, intervenuto per sedare la lite. Nonostante le numerose persone presenti sul luogo dell’evento, solo le vittime dell’agguato hanno fornito dichiarazioni testimoniali utili per la ricostruzione dei fatti.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Verona ha arrestato, in flagranza di reato, un cittadino 27enne originario della Yugoslavia, il quale,negli ultimi due anni era riuscito ad estorcere, con l’inganno, ad un pensionato di 60 anni della provincia di Verona, la somma di oltre 250.000,00 Euro. Approfittando della fragilità mentale dell’anziano, il truffatore, con tecniche di raggiro, era riuscito a convincere la sua vittima prescelta di essere un entità paranormale. Chiamato dalla stessa vittima “MAESTRO”, sotto la continua minaccia di infierire atroci violenze fisiche all’indirizzo di alcune donne residenti all’estero in stato di povertà, era riuscito ad estorcere praticamente l’intero patrimonio dell’anziano. Le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Verona, supportate da intercettazioni telefoniche, hanno permesso agli investigatori anche il sequestro di beni mobili e immobili, essendo stato accertato il loro acquisto con il provento dall’ attività estorsiva, per un valore complessivo di oltre 200.000,00 Euro. In particolare, è stato sottoposto a sequestro penale un Bar di Verona, avviato grazie all’emissione di un assegno circolare versato dalla vittima, nonchè di un’autovettura di lusso.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Verona ha arrestato, in flagranza di reato, un cittadino 27enne originario della Yugoslavia, il quale,negli ultimi due anni era riuscito ad estorcere, con l’inganno, ad un pensionato di 60 anni della provincia di Verona, la somma di oltre 250.000,00 Euro. Approfittando della fragilità mentale dell’anziano, il truffatore, con tecniche di raggiro, era riuscito a convincere la sua vittima prescelta di essere un entità paranormale. Chiamato dalla stessa vittima “MAESTRO”, sotto la continua minaccia di infierire atroci violenze fisiche all’indirizzo di alcune donne residenti all’estero in stato di povertà, era riuscito ad estorcere praticamente l’intero patrimonio dell’anziano. Le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Verona, supportate da intercettazioni telefoniche, hanno permesso agli investigatori anche il sequestro di beni mobili e immobili, essendo stato accertato il loro acquisto con il provento dall’ attività estorsiva, per un valore complessivo di oltre 200.000,00 Euro. In particolare, è stato sottoposto a sequestro penale un Bar di Verona, avviato grazie all’emissione di un assegno circolare versato dalla vittima, nonchè di un’autovettura di lusso.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Verona ha arrestato, in flagranza di reato, un cittadino 27enne originario della Yugoslavia, il quale,negli ultimi due anni era riuscito ad estorcere, con l’inganno, ad un pensionato di 60 anni della provincia di Verona, la somma di oltre 250.000,00 Euro. Approfittando della fragilità mentale dell’anziano, il truffatore, con tecniche di raggiro, era riuscito a convincere la sua vittima prescelta di essere un entità paranormale. Chiamato dalla stessa vittima “MAESTRO”, sotto la continua minaccia di infierire atroci violenze fisiche all’indirizzo di alcune donne residenti all’estero in stato di povertà, era riuscito ad estorcere praticamente l’intero patrimonio dell’anziano. Le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Verona, supportate da intercettazioni telefoniche, hanno permesso agli investigatori anche il sequestro di beni mobili e immobili, essendo stato accertato il loro acquisto con il provento dall’ attività estorsiva, per un valore complessivo di oltre 200.000,00 Euro. In particolare, è stato sottoposto a sequestro penale un Bar di Verona, avviato grazie all’emissione di un assegno circolare versato dalla vittima, nonchè di un’autovettura di lusso.
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8:56
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Lecce ha arrestate dieci persone, responsabili del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cittadini extracomunitari attraverso la predisposizione di falsa documentazione, attestante la sussistenza di matrimoni risultati inesistenti, che veniva poi utilizzata al fine dell’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi di famiglia. Tra gli arrestati figura un giovane avvocato del foro di Lecce, ritenuto il principale promotore dell’attività illecita, che aveva messo a disposizione i documenti di identità, fraudolentemente acquisiti in ragione della sua professione, di persone ignare anche già felicemente coniugate e con figli, che si ritrovavano sposate con cittadini extracomunitari clandestini di origine magrebina, che sono stati arrestati.Nel corso dell’operazione, denominata “Happy marriage”, sono state eseguite numerose perquisizioni.
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8:56
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Lecce ha arrestate dieci persone, responsabili del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cittadini extracomunitari attraverso la predisposizione di falsa documentazione, attestante la sussistenza di matrimoni risultati inesistenti, che veniva poi utilizzata al fine dell’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi di famiglia. Tra gli arrestati figura un giovane avvocato del foro di Lecce, ritenuto il principale promotore dell’attività illecita, che aveva messo a disposizione i documenti di identità, fraudolentemente acquisiti in ragione della sua professione, di persone ignare anche già felicemente coniugate e con figli, che si ritrovavano sposate con cittadini extracomunitari clandestini di origine magrebina, che sono stati arrestati.Nel corso dell’operazione, denominata “Happy marriage”, sono state eseguite numerose perquisizioni.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Lecce ha arrestate dieci persone, responsabili del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cittadini extracomunitari attraverso la predisposizione di falsa documentazione, attestante la sussistenza di matrimoni risultati inesistenti, che veniva poi utilizzata al fine dell’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi di famiglia. Tra gli arrestati figura un giovane avvocato del foro di Lecce, ritenuto il principale promotore dell’attività illecita, che aveva messo a disposizione i documenti di identità, fraudolentemente acquisiti in ragione della sua professione, di persone ignare anche già felicemente coniugate e con figli, che si ritrovavano sposate con cittadini extracomunitari clandestini di origine magrebina, che sono stati arrestati.Nel corso dell’operazione, denominata “Happy marriage”, sono state eseguite numerose perquisizioni.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Bari ha arrestato Domenico Conte, 40 anni, capo dell'omonimo clan di Bitonto, indiscusso e pericoloso protagonista della guerra con il clan rivale CIPRIANO. L'arresto vuole essere l'ennesima risposta dello Stato alla criminalità organizzata che a Bitonto, in modo particolare, aveva alzato il tiro. In poco più di una settimana la Polizia di Stato è riuscita a sgominare il clan CIPRIANO, a scovare e sequestrare l'arsenale del clan CONTE e ad arrestare la custode e, questa mattina all'alba, ad assicurare alla giustizia uno dei più pericolosi boss del barese.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Bari ha arrestato Domenico Conte, 40 anni, capo dell'omonimo clan di Bitonto, indiscusso e pericoloso protagonista della guerra con il clan rivale CIPRIANO. L'arresto vuole essere l'ennesima risposta dello Stato alla criminalità organizzata che a Bitonto, in modo particolare, aveva alzato il tiro. In poco più di una settimana la Polizia di Stato è riuscita a sgominare il clan CIPRIANO, a scovare e sequestrare l'arsenale del clan CONTE e ad arrestare la custode e, questa mattina all'alba, ad assicurare alla giustizia uno dei più pericolosi boss del barese.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Bari ha arrestato Domenico Conte, 40 anni, capo dell'omonimo clan di Bitonto, indiscusso e pericoloso protagonista della guerra con il clan rivale CIPRIANO. L'arresto vuole essere l'ennesima risposta dello Stato alla criminalità organizzata che a Bitonto, in modo particolare, aveva alzato il tiro. In poco più di una settimana la Polizia di Stato è riuscita a sgominare il clan CIPRIANO, a scovare e sequestrare l'arsenale del clan CONTE e ad arrestare la custode e, questa mattina all'alba, ad assicurare alla giustizia uno dei più pericolosi boss del barese.
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9:15
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Modena ha eseguito 6 ordinanze di custodiacautelare in carcere a carico di sei soggetti ritenuti gli autori del tentativo di rapina in danno di una gioielleria di Modena avvenuto lo scorso marzo.I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti dagli uomini della Squadra Mobile di Modena, Bologna, Napoli e Salerno in collaborazione con gli uffici della Polizia di Stato competenti per territorio e con il Coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato.La rapina non era stata consumata per la reazione dei due titolari dell’attività i quali, subito dopo l’ingresso dei rapinatori, erano riusciti ad attivare l’allarme rapina, ingaggiando anche una colluttazione con i malviventi.La conoscenza del fenomeno dei pendolari delle rapine da parte degli investigatori della Polizia di Stato di Modena ha consentito di indirizzare le indagini nei confronti di un gruppo criminale composto sia da alcuni pregiudicati originari di vari Comuni della provincia di Napoli (alcuni dei quali con precedenti specifici proprio per rapine di gioiellerie) sia da altri soggetti residenti in provincia di Modena.Due soggetti sono stati arrestati dalla Polizia di Stato di Salerno, pochi giorni dopo la rapina di Modena, in flagranza di una analoga rapina in danno di una gioielleria di quel capoluogo.Le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Modena hanno consentito nel giro di pochi mesi di raccogliere elementi di reità precisi a carico di tutti e sei i soggetti, distinguendo per ognuno di essi l’esatto ruolo nelle fasi di ideazione e di consumazione del delitto.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Modena ha eseguito 6 ordinanze di custodiacautelare in carcere a carico di sei soggetti ritenuti gli autori del tentativo di rapina in danno di una gioielleria di Modena avvenuto lo scorso marzo.I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti dagli uomini della Squadra Mobile di Modena, Bologna, Napoli e Salerno in collaborazione con gli uffici della Polizia di Stato competenti per territorio e con il Coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato.La rapina non era stata consumata per la reazione dei due titolari dell’attività i quali, subito dopo l’ingresso dei rapinatori, erano riusciti ad attivare l’allarme rapina, ingaggiando anche una colluttazione con i malviventi.La conoscenza del fenomeno dei pendolari delle rapine da parte degli investigatori della Polizia di Stato di Modena ha consentito di indirizzare le indagini nei confronti di un gruppo criminale composto sia da alcuni pregiudicati originari di vari Comuni della provincia di Napoli (alcuni dei quali con precedenti specifici proprio per rapine di gioiellerie) sia da altri soggetti residenti in provincia di Modena.Due soggetti sono stati arrestati dalla Polizia di Stato di Salerno, pochi giorni dopo la rapina di Modena, in flagranza di una analoga rapina in danno di una gioielleria di quel capoluogo.Le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Modena hanno consentito nel giro di pochi mesi di raccogliere elementi di reità precisi a carico di tutti e sei i soggetti, distinguendo per ognuno di essi l’esatto ruolo nelle fasi di ideazione e di consumazione del delitto.
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La Polizia di Stato di Modena ha eseguito 6 ordinanze di custodiacautelare in carcere a carico di sei soggetti ritenuti gli autori del tentativo di rapina in danno di una gioielleria di Modena avvenuto lo scorso marzo.I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti dagli uomini della Squadra Mobile di Modena, Bologna, Napoli e Salerno in collaborazione con gli uffici della Polizia di Stato competenti per territorio e con il Coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato.La rapina non era stata consumata per la reazione dei due titolari dell’attività i quali, subito dopo l’ingresso dei rapinatori, erano riusciti ad attivare l’allarme rapina, ingaggiando anche una colluttazione con i malviventi.La conoscenza del fenomeno dei pendolari delle rapine da parte degli investigatori della Polizia di Stato di Modena ha consentito di indirizzare le indagini nei confronti di un gruppo criminale composto sia da alcuni pregiudicati originari di vari Comuni della provincia di Napoli (alcuni dei quali con precedenti specifici proprio per rapine di gioiellerie) sia da altri soggetti residenti in provincia di Modena.Due soggetti sono stati arrestati dalla Polizia di Stato di Salerno, pochi giorni dopo la rapina di Modena, in flagranza di una analoga rapina in danno di una gioielleria di quel capoluogo.Le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Modena hanno consentito nel giro di pochi mesi di raccogliere elementi di reità precisi a carico di tutti e sei i soggetti, distinguendo per ognuno di essi l’esatto ruolo nelle fasi di ideazione e di consumazione del delitto.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Napoli ha arrestato PIROZZI Vittorioinserito nell’elenco del Ministero dell’Interno dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia.L’arresto eseguito dagli uomini della squadra mobile in collaborazione con l’Interpol e con la polizia belga, è avvenuto in Belgio, nella città di Bruxelles.Vittorio PIROZZI era ricercato dal 2003 perché destinatario di un provvedimento definitivo di oltre 15 anni di reclusione, in particolare un ordine di carcerazione per condanne per traffico internazionale di stupefacenti.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Napoli ha arrestato PIROZZI Vittorioinserito nell’elenco del Ministero dell’Interno dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia.L’arresto eseguito dagli uomini della squadra mobile in collaborazione con l’Interpol e con la polizia belga, è avvenuto in Belgio, nella città di Bruxelles.Vittorio PIROZZI era ricercato dal 2003 perché destinatario di un provvedimento definitivo di oltre 15 anni di reclusione, in particolare un ordine di carcerazione per condanne per traffico internazionale di stupefacenti.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Napoli ha arrestato PIROZZI Vittorioinserito nell’elenco del Ministero dell’Interno dei 100 latitanti più pericolosi d’Italia.L’arresto eseguito dagli uomini della squadra mobile in collaborazione con l’Interpol e con la polizia belga, è avvenuto in Belgio, nella città di Bruxelles.Vittorio PIROZZI era ricercato dal 2003 perché destinatario di un provvedimento definitivo di oltre 15 anni di reclusione, in particolare un ordine di carcerazione per condanne per traffico internazionale di stupefacenti.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Padova ha eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di tre minorenni, appartenenti a un gruppo multietnico dedito a rapine ed estorsioni in danno di coetanei. Gli uomini della squadra mobile hanno raccolto, anche tramite i Poliziotti di Quartiere, segnalazioni circa una situazione di forte disagio patito da numerosi giovanissimi frequentatori della piazze del centro di Padova, vittime di vessazioni sfociate anche in rapine ed estorsioni di piccole somme di danaro da parte del citato gruppo.Gli indagati che si ispirano al gruppo rap “G-UNIT”, conosciuto in rete dai ragazzi per le espressioni sul disagio giovanile verso la società, operavano principalmente nella piazza antistante il Duomo.Nel corso delle indagini sono state individuate diverse vittime che hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia nei confronti del medesimo gruppo che, attraverso la manifestazione di atti di violenza pura nei luoghi tipici di aggregazione giovanile di piazza, aveva instaurato negli adolescenti un vero e proprio stato di soggezione psicologica tale da indurne alcuni a subire atti vessatori ed estorsivi, ovvero a non frequentare più tali luoghi pubblici.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Padova ha eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di tre minorenni, appartenenti a un gruppo multietnico dedito a rapine ed estorsioni in danno di coetanei. Gli uomini della squadra mobile hanno raccolto, anche tramite i Poliziotti di Quartiere, segnalazioni circa una situazione di forte disagio patito da numerosi giovanissimi frequentatori della piazze del centro di Padova, vittime di vessazioni sfociate anche in rapine ed estorsioni di piccole somme di danaro da parte del citato gruppo.Gli indagati che si ispirano al gruppo rap “G-UNIT”, conosciuto in rete dai ragazzi per le espressioni sul disagio giovanile verso la società, operavano principalmente nella piazza antistante il Duomo.Nel corso delle indagini sono state individuate diverse vittime che hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia nei confronti del medesimo gruppo che, attraverso la manifestazione di atti di violenza pura nei luoghi tipici di aggregazione giovanile di piazza, aveva instaurato negli adolescenti un vero e proprio stato di soggezione psicologica tale da indurne alcuni a subire atti vessatori ed estorsivi, ovvero a non frequentare più tali luoghi pubblici.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Padova ha eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di tre minorenni, appartenenti a un gruppo multietnico dedito a rapine ed estorsioni in danno di coetanei. Gli uomini della squadra mobile hanno raccolto, anche tramite i Poliziotti di Quartiere, segnalazioni circa una situazione di forte disagio patito da numerosi giovanissimi frequentatori della piazze del centro di Padova, vittime di vessazioni sfociate anche in rapine ed estorsioni di piccole somme di danaro da parte del citato gruppo.Gli indagati che si ispirano al gruppo rap “G-UNIT”, conosciuto in rete dai ragazzi per le espressioni sul disagio giovanile verso la società, operavano principalmente nella piazza antistante il Duomo.Nel corso delle indagini sono state individuate diverse vittime che hanno avuto il coraggio di sporgere denuncia nei confronti del medesimo gruppo che, attraverso la manifestazione di atti di violenza pura nei luoghi tipici di aggregazione giovanile di piazza, aveva instaurato negli adolescenti un vero e proprio stato di soggezione psicologica tale da indurne alcuni a subire atti vessatori ed estorsivi, ovvero a non frequentare più tali luoghi pubblici.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Brindisi, coordinata dal Servizio Centrale Operativo, sta eseguendo 9 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti appartenenti ad un gruppo criminale ai quali sono stati contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e lesioni personali.Il gruppo si occupava del commercio e spaccio dei vari tipi di sostanze stupefacenti ed operava, in particolare, in alcuni comuni a nord della provincia di Brindisi.Nel corso dell’indagine numerosi sono stati i sequestri di sostanze stupefacenti operati a riscontro dell’attività svolta.Dall’attività investigativa sono anche emersi alcuni episodi estorsivi realizzati nei confronti di soggetti che non erano in grado di pagare gli stupefacenti, concretizzatisi in minacce di ritorsioni violente anche fisiche ed in alcuni casi anche con sottrazione di beni.Tuttora in corso una serie di perquisizioni domiciliari realizzate anche con l’intervento di unità cinofile.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Brindisi, coordinata dal Servizio Centrale Operativo, sta eseguendo 9 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti appartenenti ad un gruppo criminale ai quali sono stati contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e lesioni personali.Il gruppo si occupava del commercio e spaccio dei vari tipi di sostanze stupefacenti ed operava, in particolare, in alcuni comuni a nord della provincia di Brindisi.Nel corso dell’indagine numerosi sono stati i sequestri di sostanze stupefacenti operati a riscontro dell’attività svolta.Dall’attività investigativa sono anche emersi alcuni episodi estorsivi realizzati nei confronti di soggetti che non erano in grado di pagare gli stupefacenti, concretizzatisi in minacce di ritorsioni violente anche fisiche ed in alcuni casi anche con sottrazione di beni.Tuttora in corso una serie di perquisizioni domiciliari realizzate anche con l’intervento di unità cinofile.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Brindisi, coordinata dal Servizio Centrale Operativo, sta eseguendo 9 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti appartenenti ad un gruppo criminale ai quali sono stati contestati i reati di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e lesioni personali.Il gruppo si occupava del commercio e spaccio dei vari tipi di sostanze stupefacenti ed operava, in particolare, in alcuni comuni a nord della provincia di Brindisi.Nel corso dell’indagine numerosi sono stati i sequestri di sostanze stupefacenti operati a riscontro dell’attività svolta.Dall’attività investigativa sono anche emersi alcuni episodi estorsivi realizzati nei confronti di soggetti che non erano in grado di pagare gli stupefacenti, concretizzatisi in minacce di ritorsioni violente anche fisiche ed in alcuni casi anche con sottrazione di beni.Tuttora in corso una serie di perquisizioni domiciliari realizzate anche con l’intervento di unità cinofile.
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Polizia di Stato
La Polizia Ferroviaria di Milano ha concluso un’articolata e complessa indagine per estorsione che ha permesso di indagare tre dirigenti del sindacato SALPAS (Sindacato Autonomo Lavoratori Partecipate Appalti Servizi F.S.), commessa nei confronti di alcune ditte di pulizia che operano nelle stazioni e sui treni, in territorio lombardo e nazionale.L’indagine, iniziata grazie alla denuncia del Gruppo Ferrovie dello Stato e della sua struttura di sicurezza, impegnati nel delicato controllo sulla correttezza delle prestazioni nel settore delle pulizie, ha permesso di individuare una ditta che stava subendo un’estorsione; i successivi accertamenti hanno portato alla luce un sistema estorsivo posto in essere dai tre indagati ai danni di alcune ditte che si aggiudicavano gli appalti delle pulizie, costrette a pagare la somma - media - di 5.000 euro mensili per non avere problemi con gli operai, in caso contrario iniziavano delle ritorsioni, utilizzando gli operai iscritti che ostacolavano le attività lavorative producendo significative criticità sui livelli di pulizia di treni e stazioni.Sempre nel corso delle investigazioni, un dirigente di una di queste ditte, ha riferito di subire anche un’estorsione da un soggetto che millantava di essere un ispettore della qualità della società, al quale era costretto a pagare un mensile di € 800 per evitare i controlli alle pulizie eseguite.L’indagine si è conclusa con l’arresto di due persone (un sindacalista e l’estorsore sopra menzionato) fermati mentre riscuotevano il denaro e con la denuncia in stato di libertà degli altri due sindacalisti, uno dei quali bloccato nella stazione di Milano Centrale subito dopo essere sceso da un treno proveniente da Roma dove si era recato per ottenere un pagamento in denaro, poi sequestrato.
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Polizia di Stato
La Polizia Ferroviaria di Milano ha concluso un’articolata e complessa indagine per estorsione che ha permesso di indagare tre dirigenti del sindacato SALPAS (Sindacato Autonomo Lavoratori Partecipate Appalti Servizi F.S.), commessa nei confronti di alcune ditte di pulizia che operano nelle stazioni e sui treni, in territorio lombardo e nazionale.L’indagine, iniziata grazie alla denuncia del Gruppo Ferrovie dello Stato e della sua struttura di sicurezza, impegnati nel delicato controllo sulla correttezza delle prestazioni nel settore delle pulizie, ha permesso di individuare una ditta che stava subendo un’estorsione; i successivi accertamenti hanno portato alla luce un sistema estorsivo posto in essere dai tre indagati ai danni di alcune ditte che si aggiudicavano gli appalti delle pulizie, costrette a pagare la somma - media - di 5.000 euro mensili per non avere problemi con gli operai, in caso contrario iniziavano delle ritorsioni, utilizzando gli operai iscritti che ostacolavano le attività lavorative producendo significative criticità sui livelli di pulizia di treni e stazioni.Sempre nel corso delle investigazioni, un dirigente di una di queste ditte, ha riferito di subire anche un’estorsione da un soggetto che millantava di essere un ispettore della qualità della società, al quale era costretto a pagare un mensile di € 800 per evitare i controlli alle pulizie eseguite.L’indagine si è conclusa con l’arresto di due persone (un sindacalista e l’estorsore sopra menzionato) fermati mentre riscuotevano il denaro e con la denuncia in stato di libertà degli altri due sindacalisti, uno dei quali bloccato nella stazione di Milano Centrale subito dopo essere sceso da un treno proveniente da Roma dove si era recato per ottenere un pagamento in denaro, poi sequestrato.
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Polizia di Stato
La Polizia Ferroviaria di Milano ha concluso un’articolata e complessa indagine per estorsione che ha permesso di indagare tre dirigenti del sindacato SALPAS (Sindacato Autonomo Lavoratori Partecipate Appalti Servizi F.S.), commessa nei confronti di alcune ditte di pulizia che operano nelle stazioni e sui treni, in territorio lombardo e nazionale.L’indagine, iniziata grazie alla denuncia del Gruppo Ferrovie dello Stato e della sua struttura di sicurezza, impegnati nel delicato controllo sulla correttezza delle prestazioni nel settore delle pulizie, ha permesso di individuare una ditta che stava subendo un’estorsione; i successivi accertamenti hanno portato alla luce un sistema estorsivo posto in essere dai tre indagati ai danni di alcune ditte che si aggiudicavano gli appalti delle pulizie, costrette a pagare la somma - media - di 5.000 euro mensili per non avere problemi con gli operai, in caso contrario iniziavano delle ritorsioni, utilizzando gli operai iscritti che ostacolavano le attività lavorative producendo significative criticità sui livelli di pulizia di treni e stazioni.Sempre nel corso delle investigazioni, un dirigente di una di queste ditte, ha riferito di subire anche un’estorsione da un soggetto che millantava di essere un ispettore della qualità della società, al quale era costretto a pagare un mensile di € 800 per evitare i controlli alle pulizie eseguite.L’indagine si è conclusa con l’arresto di due persone (un sindacalista e l’estorsore sopra menzionato) fermati mentre riscuotevano il denaro e con la denuncia in stato di libertà degli altri due sindacalisti, uno dei quali bloccato nella stazione di Milano Centrale subito dopo essere sceso da un treno proveniente da Roma dove si era recato per ottenere un pagamento in denaro, poi sequestrato.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Bari sta eseguendo 11 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di spaccio di droga.Le indagini, finalizzate alla repressione dello spaccio di sostanze stupefacenti a Bitonto, divenuta negli ultimi anni un vero e proprio centro di spaccio tanto da attrarre i consumatori anche da altri comuni limitrofi, hanno permesso di sgominare un gruppo criminale composto anche da minorenni appartenenti al clan Cipriano.Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati marijuana, hashish, cocaina e armi da fuoco.Gli investigatori della Squadra Mobile hanno accertato come i vertici del clan si servissero di minori, con compiti di pusher, e come lo spaccio fosse particolarmente articolato con l’utilizzo di “vedette”, per segnalare la presenza delle forze di polizia e di numerosi accoliti per il controllo, anche armato, del territorio.L’operazione odierna, con l’arresto dei vertici del clan Cipriano, ridimensiona decisamente la forte frizione in atto con il clan avverso denominato Conte/Cassano.Infatti tra i due clan, che si contendono il controllo del territorio e lo spaccio di stupefacenti, sono stati registrati negli ultimi tempi numerosi e cruenti fatti di sangue.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Bari sta eseguendo 11 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di spaccio di droga.Le indagini, finalizzate alla repressione dello spaccio di sostanze stupefacenti a Bitonto, divenuta negli ultimi anni un vero e proprio centro di spaccio tanto da attrarre i consumatori anche da altri comuni limitrofi, hanno permesso di sgominare un gruppo criminale composto anche da minorenni appartenenti al clan Cipriano.Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati marijuana, hashish, cocaina e armi da fuoco.Gli investigatori della Squadra Mobile hanno accertato come i vertici del clan si servissero di minori, con compiti di pusher, e come lo spaccio fosse particolarmente articolato con l’utilizzo di “vedette”, per segnalare la presenza delle forze di polizia e di numerosi accoliti per il controllo, anche armato, del territorio.L’operazione odierna, con l’arresto dei vertici del clan Cipriano, ridimensiona decisamente la forte frizione in atto con il clan avverso denominato Conte/Cassano.Infatti tra i due clan, che si contendono il controllo del territorio e lo spaccio di stupefacenti, sono stati registrati negli ultimi tempi numerosi e cruenti fatti di sangue.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Bari sta eseguendo 11 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di spaccio di droga.Le indagini, finalizzate alla repressione dello spaccio di sostanze stupefacenti a Bitonto, divenuta negli ultimi anni un vero e proprio centro di spaccio tanto da attrarre i consumatori anche da altri comuni limitrofi, hanno permesso di sgominare un gruppo criminale composto anche da minorenni appartenenti al clan Cipriano.Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati marijuana, hashish, cocaina e armi da fuoco.Gli investigatori della Squadra Mobile hanno accertato come i vertici del clan si servissero di minori, con compiti di pusher, e come lo spaccio fosse particolarmente articolato con l’utilizzo di “vedette”, per segnalare la presenza delle forze di polizia e di numerosi accoliti per il controllo, anche armato, del territorio.L’operazione odierna, con l’arresto dei vertici del clan Cipriano, ridimensiona decisamente la forte frizione in atto con il clan avverso denominato Conte/Cassano.Infatti tra i due clan, che si contendono il controllo del territorio e lo spaccio di stupefacenti, sono stati registrati negli ultimi tempi numerosi e cruenti fatti di sangue.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Massa Carrara e la Sezione Polstrada di Massa hanno arrestato, in flagranza di reato, una badante italiana resasi responsabile di maltrattamenti aggravati ai danni di una donna settantacinquenne, presso cui svolgeva le proprie mansioni.L’operazione è iniziata a seguito della segnalazione effettuata dai parenti della anziana donna a personale della Polizia Stradale di Massa che, con il personale della locale Squadra Mobile, aveva provveduto a svolgere le indagini; al fine di evidenziare il comportamento della badante, erano state installate anche alcune micro-telecamere presso l’abitazione della vittima.Le immagini hanno evidenziato diversi episodi di maltrattamenti ai danni dell’anziana signora, malata di Alzheimer, inflitti dalla giovane badante che non esitava a colpirla, senza motivo, con schiaffi e colpi in varie parti del corpo, finanche mentre mangiava e riposava.Particolarmente crude e toccanti le immagini tratte dall’impianto di registrazione installato, in cui si vede l’anziana donna percossa ripetutamente dalla badante
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Massa Carrara e la Sezione Polstrada di Massa hanno arrestato, in flagranza di reato, una badante italiana resasi responsabile di maltrattamenti aggravati ai danni di una donna settantacinquenne, presso cui svolgeva le proprie mansioni.L’operazione è iniziata a seguito della segnalazione effettuata dai parenti della anziana donna a personale della Polizia Stradale di Massa che, con il personale della locale Squadra Mobile, aveva provveduto a svolgere le indagini; al fine di evidenziare il comportamento della badante, erano state installate anche alcune micro-telecamere presso l’abitazione della vittima.Le immagini hanno evidenziato diversi episodi di maltrattamenti ai danni dell’anziana signora, malata di Alzheimer, inflitti dalla giovane badante che non esitava a colpirla, senza motivo, con schiaffi e colpi in varie parti del corpo, finanche mentre mangiava e riposava.Particolarmente crude e toccanti le immagini tratte dall’impianto di registrazione installato, in cui si vede l’anziana donna percossa ripetutamente dalla badante
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La Polizia di Stato di Massa Carrara e la Sezione Polstrada di Massa hanno arrestato, in flagranza di reato, una badante italiana resasi responsabile di maltrattamenti aggravati ai danni di una donna settantacinquenne, presso cui svolgeva le proprie mansioni.L’operazione è iniziata a seguito della segnalazione effettuata dai parenti della anziana donna a personale della Polizia Stradale di Massa che, con il personale della locale Squadra Mobile, aveva provveduto a svolgere le indagini; al fine di evidenziare il comportamento della badante, erano state installate anche alcune micro-telecamere presso l’abitazione della vittima.Le immagini hanno evidenziato diversi episodi di maltrattamenti ai danni dell’anziana signora, malata di Alzheimer, inflitti dalla giovane badante che non esitava a colpirla, senza motivo, con schiaffi e colpi in varie parti del corpo, finanche mentre mangiava e riposava.Particolarmente crude e toccanti le immagini tratte dall’impianto di registrazione installato, in cui si vede l’anziana donna percossa ripetutamente dalla badante
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato Terni ha individuato i responsabili dell’incendio avvenuto a metà giugno presso la scuola primaria Teofoli, i ragazzi tutti minorenni sono anche responsabili di furto. La indagini degli uomini dell’Ufficio Minori della Questura sono partite dall’incendio avvenuto il 15 giugno presso la scuola e dalle scritte offensive scritte sulla lavagna. Le spontanee dichiarazioni dei ragazzi hanno fatto anche luce su un precedente episodio avvenuto sempre all’interno della scuola: un furto di denaro a cui avevano partecipato, oltre ad uno dei due giovani autori dell’incendio, anche altri cinque minori, tra i quali una ragazzina,tutti di età compresa tra gli otto e gli undici anni. I due autori dei danneggiamenti e dell’incendio hanno anche dichiarato di aver in qualche modo programmato e progettato la loro “azione”. L’accendino usato per appiccare il fuoco, infatti, era stato già da qualche tempo nascosto dai due sotto una pietra, vicino ad una panchina di un parco adiacente alla scuola ed è stato recuperato poco prima dell’ingresso nell’istituto. Quanto all’episodio del furto è emerso che lo stesso era stato compiuto in data precedente al 15 giugno, quando i ragazzi avevano sottratto del denaro custodito all’interno dei cassetti di alcune cattedre. Il fatto non era stato ancora denunciato dal Dirigente Scolastico perché le banconote asportate erano solo una parte di quelle custodite nelle varie aule ed anche perché non erano stati notati segni di effrazione sui cassetti. Le indagini sono state supportate dalla rete di relazioni da tempo intessute sul territorio con le comunità studentesche attraverso la divulgazione di progetti di educazione alla legalità nonché al particolare senso civico dimostrato nella circostanza da alcuni insegnanti e genitori, sono stati in grado di ricostruire l’episodio in ogeni dettaglio ed individuare i due ragazzi allontanatisi dalla scuola subito dopo l’incendio.I genitori dei minori saranno chiamati a risarcire in solido la scuola della spesa necessaria al ripristino dello stato dei luoghi, nonché alla rifusione della somma sottratta.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato Terni ha individuato i responsabili dell’incendio avvenuto a metà giugno presso la scuola primaria Teofoli, i ragazzi tutti minorenni sono anche responsabili di furto. La indagini degli uomini dell’Ufficio Minori della Questura sono partite dall’incendio avvenuto il 15 giugno presso la scuola e dalle scritte offensive scritte sulla lavagna. Le spontanee dichiarazioni dei ragazzi hanno fatto anche luce su un precedente episodio avvenuto sempre all’interno della scuola: un furto di denaro a cui avevano partecipato, oltre ad uno dei due giovani autori dell’incendio, anche altri cinque minori, tra i quali una ragazzina,tutti di età compresa tra gli otto e gli undici anni. I due autori dei danneggiamenti e dell’incendio hanno anche dichiarato di aver in qualche modo programmato e progettato la loro “azione”. L’accendino usato per appiccare il fuoco, infatti, era stato già da qualche tempo nascosto dai due sotto una pietra, vicino ad una panchina di un parco adiacente alla scuola ed è stato recuperato poco prima dell’ingresso nell’istituto. Quanto all’episodio del furto è emerso che lo stesso era stato compiuto in data precedente al 15 giugno, quando i ragazzi avevano sottratto del denaro custodito all’interno dei cassetti di alcune cattedre. Il fatto non era stato ancora denunciato dal Dirigente Scolastico perché le banconote asportate erano solo una parte di quelle custodite nelle varie aule ed anche perché non erano stati notati segni di effrazione sui cassetti. Le indagini sono state supportate dalla rete di relazioni da tempo intessute sul territorio con le comunità studentesche attraverso la divulgazione di progetti di educazione alla legalità nonché al particolare senso civico dimostrato nella circostanza da alcuni insegnanti e genitori, sono stati in grado di ricostruire l’episodio in ogeni dettaglio ed individuare i due ragazzi allontanatisi dalla scuola subito dopo l’incendio.I genitori dei minori saranno chiamati a risarcire in solido la scuola della spesa necessaria al ripristino dello stato dei luoghi, nonché alla rifusione della somma sottratta.
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La Polizia di Stato Terni ha individuato i responsabili dell’incendio avvenuto a metà giugno presso la scuola primaria Teofoli, i ragazzi tutti minorenni sono anche responsabili di furto. La indagini degli uomini dell’Ufficio Minori della Questura sono partite dall’incendio avvenuto il 15 giugno presso la scuola e dalle scritte offensive scritte sulla lavagna. Le spontanee dichiarazioni dei ragazzi hanno fatto anche luce su un precedente episodio avvenuto sempre all’interno della scuola: un furto di denaro a cui avevano partecipato, oltre ad uno dei due giovani autori dell’incendio, anche altri cinque minori, tra i quali una ragazzina,tutti di età compresa tra gli otto e gli undici anni. I due autori dei danneggiamenti e dell’incendio hanno anche dichiarato di aver in qualche modo programmato e progettato la loro “azione”. L’accendino usato per appiccare il fuoco, infatti, era stato già da qualche tempo nascosto dai due sotto una pietra, vicino ad una panchina di un parco adiacente alla scuola ed è stato recuperato poco prima dell’ingresso nell’istituto. Quanto all’episodio del furto è emerso che lo stesso era stato compiuto in data precedente al 15 giugno, quando i ragazzi avevano sottratto del denaro custodito all’interno dei cassetti di alcune cattedre. Il fatto non era stato ancora denunciato dal Dirigente Scolastico perché le banconote asportate erano solo una parte di quelle custodite nelle varie aule ed anche perché non erano stati notati segni di effrazione sui cassetti. Le indagini sono state supportate dalla rete di relazioni da tempo intessute sul territorio con le comunità studentesche attraverso la divulgazione di progetti di educazione alla legalità nonché al particolare senso civico dimostrato nella circostanza da alcuni insegnanti e genitori, sono stati in grado di ricostruire l’episodio in ogeni dettaglio ed individuare i due ragazzi allontanatisi dalla scuola subito dopo l’incendio.I genitori dei minori saranno chiamati a risarcire in solido la scuola della spesa necessaria al ripristino dello stato dei luoghi, nonché alla rifusione della somma sottratta.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Crotone ha eseguito 4 misure cautelari in carcere e una misura interdittiva nei riguardi di un medico.Il provvedimento cautelare è il frutto di un’articolata attività investigativa, coordinata dalla Procura Antimafia di Catanzaro, svolta dallo SCO, e dalle Squadre Mobili di Crotone e Catanzaro, che ha permesso di far luce sull’evento delittuoso relativo all’omicidio del noto pluripregiudicato Luca Megna, che nella Pasqua del 2008 rimase vittima di un agguato di mafia mentre si trovava a bordo della sua autovettura in compagnia della moglie e della figlia.Gli odierni provvedimenti restrittivi della libertà personale sono stati rivolti ad uno degli autori materiali dell’omicidio attualmente detenuto, ed a coloro che lo aiutarono nel tentativo di eludere le indagini.Il provvedimento cautelare interdittivo è stato invece emesso nei riguardi di un medico del luogo, di anni 50, che è stato sospeso dall’attività professionale per 2 mesi, in quanto è stato ritenuto responsabile di aver anche lui aiutato a depistare le indagini, prescrivendo una certificazione sanitaria falsa necessaria affinché il fuggitivo si potesse sottoporre alle cure mediche rese necessarie per una grave ferita ad una gamba che si era procurato durante le concitate fasi dell’evento di sangue.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Crotone ha eseguito 4 misure cautelari in carcere e una misura interdittiva nei riguardi di un medico.Il provvedimento cautelare è il frutto di un’articolata attività investigativa, coordinata dalla Procura Antimafia di Catanzaro, svolta dallo SCO, e dalle Squadre Mobili di Crotone e Catanzaro, che ha permesso di far luce sull’evento delittuoso relativo all’omicidio del noto pluripregiudicato Luca Megna, che nella Pasqua del 2008 rimase vittima di un agguato di mafia mentre si trovava a bordo della sua autovettura in compagnia della moglie e della figlia.Gli odierni provvedimenti restrittivi della libertà personale sono stati rivolti ad uno degli autori materiali dell’omicidio attualmente detenuto, ed a coloro che lo aiutarono nel tentativo di eludere le indagini.Il provvedimento cautelare interdittivo è stato invece emesso nei riguardi di un medico del luogo, di anni 50, che è stato sospeso dall’attività professionale per 2 mesi, in quanto è stato ritenuto responsabile di aver anche lui aiutato a depistare le indagini, prescrivendo una certificazione sanitaria falsa necessaria affinché il fuggitivo si potesse sottoporre alle cure mediche rese necessarie per una grave ferita ad una gamba che si era procurato durante le concitate fasi dell’evento di sangue.
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La Polizia di Stato di Crotone ha eseguito 4 misure cautelari in carcere e una misura interdittiva nei riguardi di un medico.Il provvedimento cautelare è il frutto di un’articolata attività investigativa, coordinata dalla Procura Antimafia di Catanzaro, svolta dallo SCO, e dalle Squadre Mobili di Crotone e Catanzaro, che ha permesso di far luce sull’evento delittuoso relativo all’omicidio del noto pluripregiudicato Luca Megna, che nella Pasqua del 2008 rimase vittima di un agguato di mafia mentre si trovava a bordo della sua autovettura in compagnia della moglie e della figlia.Gli odierni provvedimenti restrittivi della libertà personale sono stati rivolti ad uno degli autori materiali dell’omicidio attualmente detenuto, ed a coloro che lo aiutarono nel tentativo di eludere le indagini.Il provvedimento cautelare interdittivo è stato invece emesso nei riguardi di un medico del luogo, di anni 50, che è stato sospeso dall’attività professionale per 2 mesi, in quanto è stato ritenuto responsabile di aver anche lui aiutato a depistare le indagini, prescrivendo una certificazione sanitaria falsa necessaria affinché il fuggitivo si potesse sottoporre alle cure mediche rese necessarie per una grave ferita ad una gamba che si era procurato durante le concitate fasi dell’evento di sangue.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Catania, in esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania, su richiesta della Procura della Repubblica D.D.A. di Catania, ha arrestato 5 persone ritenute responsabili dell’omicidio del pregiudicato Nicola Lo Faro, boss del clan dei Cursoti, assassinato a colpi d’arma da fuoco in pieno centro di Catania la mattina del 4 maggio 2009.Gli arresti di oggi giungono al termine di complesse ed articolate indagini condotte dagli investigatori della Squadra Mobile di Catania, partite grazie alle immagini dei killer in fuga riprese da un impianto di videosorveglianza.Agli arrestati è stata contestata l’aggravante di aver commesso il delitto per agevolare l’associazione mafiosa della quale fanno parte.
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Polizia di Stato
La Polizia di Stato di Catania, in esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania, su richiesta della Procura della Repubblica D.D.A. di Catania, ha arrestato 5 persone ritenute responsabili dell’omicidio del pregiudicato Nicola Lo Faro, boss del clan dei Cursoti, assassinato a colpi d’arma da fuoco in pieno centro di Catania la mattina del 4 maggio 2009.Gli arresti di oggi giungono al termine di complesse ed articolate indagini condotte dagli investigatori della Squadra Mobile di Catania, partite grazie alle immagini dei killer in fuga riprese da un impianto di videosorveglianza.Agli arrestati è stata contestata l’aggravante di aver commesso il delitto per agevolare l’associazione mafiosa della quale fanno parte.
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La Polizia di Stato di Catania, in esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania, su richiesta della Procura della Repubblica D.D.A. di Catania, ha arrestato 5 persone ritenute responsabili dell’omicidio del pregiudicato Nicola Lo Faro, boss del clan dei Cursoti, assassinato a colpi d’arma da fuoco in pieno centro di Catania la mattina del 4 maggio 2009.Gli arresti di oggi giungono al termine di complesse ed articolate indagini condotte dagli investigatori della Squadra Mobile di Catania, partite grazie alle immagini dei killer in fuga riprese da un impianto di videosorveglianza.Agli arrestati è stata contestata l’aggravante di aver commesso il delitto per agevolare l’associazione mafiosa della quale fanno parte.